Le città possono essere viste come trame di luoghi tra loro strettamente connessi e capaci di costituire punti di riferimento per le varie popolazioni che le abitano. E come cambiano le città, cambiano i luoghi stessi, tanto nella forma, quanto nelle funzioni. La memoria e l’identità delle persone si basano proprio sulle costellazioni di luoghi che hanno impreziosito la loro esistenza e quando costruiamo le nostre mappe mentali urbane è su di essi che facciamo affidamento: ci dicono chi siamo e ci accompagnano nel nostro cammino quotidiano; attraverso la loro configurazione, per come si declina di città in città, potremo persino avvertire il soffio leggero del genius loci che circola nelle strade e nelle piazze.

Se inoltre prendiamo in considerazione le questioni sociali e politiche possiamo facilmente riscontrare che è sulla distribuzione e appropriazione delle risorse spaziali (e dunque ancora una volta sui luoghi) che si generano i conflitti.
L’elenco dei motivi per cui i luoghi sono importanti nella storia dell’umanità potrebbe proseguire. Eppure la sociologia ha sempre dedicato ad essi poca attenzione, a volte semplicemente considerandoli come contenitori delle azioni sociali, dunque soffermandosi poco sulla loro forma materiale e simbolica e lasciando semmai questo compito ad altri studiosi: architetti e urbanisti in primis.

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